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Srdn Davide Cocco
Una Storia Antica e Sconosciuta, Una Civiltà Ignorata e Nascosta,
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La Terra dove L'Acqua Scorre Calda e il Suono si InFrange,
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Mater Sonaj, Il Canto della Madre

Davide Cocco Blog, B\Logu
Un antico racconto Sardo narra del nome degli uomini.

Ci racconta che al di là del nome che ci viene dato, e che ci contrassegna nella comunità degli uomini,

ciascuno di noi possiede un suo nome, che lo identifica come appartenente al creato.

Ci racconta che solo la conoscenza di questo nome,

aggiungo io di questa vibrazione, che altro il nome non è,

solo la conoscenza della propria vibrazione personale, unica,

non confondibile nel mondo creato e nel mondo increato,

si sarebbe avuta la possibilità di entrare in contatto,

la capacità, di oltrepassare la porta,

il dono di diventare porta noi stessi.

La capacità di usare le parole con precisione,

di comunicare senza comunicare.

La conoscenza della propria vibrazione personale, era necessaria, per essere consapevoli.

NoMe, o aNiMa,

MaNo o

Mua Nai, la Parola, o forse il Canto, della Madre.

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Adesso facciamo un salto.

Janas. Hanas. Bithias, Vithias, Fizas,

Figlie della Madre Alata, Tutrici dei popoli.

“Amma, deu andu a Sa Naj”, col molteplice significato

“Madre, io vado alla nave” (Sa Naj)

“Madre, io vado a guarire“ (Sanaj)

“Madre, io vado a raccontare” (Su naj)

Sa naj, antesignana della Naja..


Ma non tutte, forse, potevano partire.

Non tutte, sicuramente avevano lo stesso ruolo.

Non tutte, probabilmente, erano in grado di utilizzare al meglio le potenzialità date dalla conoscenza del proprio nome.

Non tutte potevano ascoltare sa Sha Mua Naj Mu Naj, la Madre dell’Acqua cantare il proprio canto, il proprio nome segreto...

Ma arrivava il momento, per alcune, di assumersi le proprie responsabilità, diventare grande, partire per la propria missione,

e forse aiutare altri, a conoscere il proprio nome.

Solo allora, veniva dato loro il simbolo della Madre, il Pugnale ad Elsa Madre, che le avrebbe rese riconoscibili ovunque,


e solo allora, sarebbe stato possibile, anzi, necessario, per loro,

conoscere il proprio vero nome, ascoltare il proprio canto,

La propria Anima.

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Ma facciamo un altro salto, piccolo.

Andiamo in Egitto x un secondo. Solo per fare mente locale, e ricordarci che gli Egizi (o piramidici, per gli accademici coerenti) erano usi raffigurare le caratteristiche dei loro “dei”, attraverso ciò che portavano in testa. Piume, copricapi, dischi solari, e quant’altro.

Fateci caso, questa caratteristica la troviamo anche in diversi bronzetti sardi.

Del resto, da qualcuno, avranno dovuto imparare, no?

Ok.Punto e a capo.

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Facciamo un altro salto (manco giocassimo a pincaro…)

“la madre dell’ucciso”.

Famosissimo Bronzetto Sardo (almeno questi li chiamano Sardi, si devono essere distratti!) dichiarato nella sua descrizione come raffigurante una madre che piange il figlio morto.

Morto da molto, credo, a giudicare da come tiene ben ritta la testa, e ferme le braccia lungo i fianchi.. e morto da solo, che nemmeno gli hanno chiuso gli occhi…

No.. dai.. che non è morto..

È bello che vivo,invece, e ben presente a se stesso,

e a giudicare dagli occhi senza pupille, probabilmente in stato di trance, entrambi, direi. Madre e Figlio..

E sinceramente un dubbio che quello non sia un bambino, ma forse un adolescente, e che quella sia si, una Madre, ma di quelle “unmetroenovantasenzatacchi”, che abbiamo già visto andarsene a zonzo per il mondo,


le Madri Giganti Sarde, “is Mannas”..

io me lo metterei..

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Madri Sarde Maestre del Suono, le AmmaSonai, le abbiamo già conosciute..


Madri che conoscevano le parole, e il loro significato,

Madri che attraverso le porte, avevano la chiave,

Madri che a giudicare dal vestito a tre balze, il loro percorso lo avevano già completato..

Madri che erano in grado di costruire le loro

Domus de Janas \ Domus Sonaj, le case del suono,

con precisione assoluta, per ottenere il risultato vibrazionale voluto*..

Madri che erano in grado quando deciso, di risuonare con gli altri, cercarne il vero nome, e donarlo loro, al momento giusto.

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Suggerirei quindi, la statua chiamata per anni

“La Madre dell’Ucciso”,

che appunto di ucciso non ha nulla,

alla luce di quanto sopra esposto,

e di tutti i salti fatti, finita la partita a pincaro,

nel giorno della festa delle Madri, suggerirei di ribattezzarla

“Il Canto della Madre”.

e dedicarla a tutte le Madri Antiche, e Nuove,

che non c’è niente di più meraviglioso, dolce e potente , del Canto di Una Madre..

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PS.. Scusate.. tra un salto e l’altro mi ero dimenticato una cosa

Se tutto ciò che ho scritto non avesse senso, se nessuna vibrazione personale esistesse, se nessuna Shamua cantasse ad un'altra la sua anima, se le due figure non fossero in sincronia, in questa (splendida) raffigurazione.. se il Canto delle Madri non fosse importante,

se così non fosse,

perché, nella la figura in grembo alla Madre,

gli avrebbero messo in testa proprio un diapason?


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“condividere libera mente”

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*fonte:misurazioni effettuate dal team SBRG Research Group, Prof. Paolo Debertolis



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